Passa ai contenuti principali

Distanti ma non troppo


La didattica a distanza è stata faticosa per alunni e insegnanti,  non c'è dubbio, ma ha salvato l’anno scolastico. Senza la tecnologia al nostro fianco, con il divieto di assembramenti e le scuole chiuse, non sarebbe stato possibile continuare a studiare. 

E ora che è stato compiuto lo sforzo per essere tutti connessi sarebbe riduttivo vedere come unico vantaggio, per noi che affianchiamo gli studenti durante la stagione estiva, il poter fare lezione dal luogo di vacanza.

Vi sono vantaggi didattici,  strano a dirsi!

Pensate ad uno studente ormai stanco per la fine dell’anno, costretto a riprendere gli argomenti lasciati indietro, approfittando dell’interruzione delle lezioni. Immaginate con quanto entusiasmo possa accendere il computer e connettersi con me.

Io condivido la mia schermata video e inizio a leggere un esercizio. Metà schermo occupato dal testo e l’altra metà dal foglio per scrivere la risoluzione. 

Non posso vedere il suo volto e lui non può vedere il mio. Siamo distanti. Forse io sono addirittura soltanto una voce nella solitudine della cameretta e mi intrometto nei pensieri dello studente senza che lui si senta giudicato.

Però in questa solitudine è costretto a parlare. Non è sufficiente scarabocchiare su un foglio e sussurrare delle risposte appena accennate. Io devo sentire dei suoni ben distinti, al di là della connessione, per poter continuare nella risoluzione dell’esercizio. E non si può parlare ad alta voce senza che i pensieri siano definiti, giusti o sbagliati non importa…

Ecco che la lezione scorre veloce e leggera, gli argomenti vengono appresi, chiariti, e dopo poche decine di minuti forse ci si diverte anche un po’.

Questo mi è successo con le lezioni individuali a distanza.

Un progresso in un anno che ci vede rallentare in molti ambiti di interazione.

E comunque: buone vacanze!

 


Commenti

Post popolari in questo blog

il mondo è fatto a scale....

Qualche sera fa ho assistito a un concerto Candlelight. L’atmosfera era perfetta: luci soffuse, candele a centinaia, silenzio attento da parte del pubblico. Sembrava l’occasione ideale per lasciarsi trasportare dalla musica.  Purtroppo però, nel momento stesso in cui è iniziata la performance, molte cose non sono andate come speravo. Ho sentito un arrangiamento musicale dissonante, privo di armonia, senza struttura: i due violini e la viola portavano avanti le stesse note e il violoncello pareva non voler cedere spazio ai tre strumenti antagonisti. Nessuna coerenza tra gli strumenti o cura nei passaggi. Nessuna alternanza di voci. Anche il tecnico del suono non ha svolto adeguatamente il suo compito, si è limitato ad accendere e spegnere il microfono, senza regolare i volumi. Alcune voci erano soffocate, altre gracchiavano dalle casse, posizionate peraltro troppo vicino agli spettatori. Il risultato è stato un’esperienza stonata, sbilanciata, fastidiosa, nonostante le b...

Socrate e Pitagora

La maieutica, o metodo socratico, è una tecnica filosofica attribuita a Socrate il cui scopo è guidare una persona verso la conoscenza attraverso il dialogo e la riflessione. Il termine deriva dal greco "maieutikḗ", che significa "arte di far partorire". Socrate paragonava il suo metodo al lavoro della levatrice, capace di "far nascere" idee e verità già presenti nella mente dell’individuo, ma ancora inespresse o non pienamente comprese. Facile, no? Negli ultimi anni l’educazione ha attraversato profondi cambiamenti, abbracciando metodi sempre più interattivi e collaborativi.  Ispirati alla maieutica con ottime intenzioni, vengono applicati in modo confuso, tradendo i presupposti iniziali, vista la natura umana dei docenti. Lavorando a stretto contatto con chi vive difficoltà scolastiche, noto come la totale eliminazione della didattica frontale, attuata ormai da molti docenti, generi non pochi problemi, ancor più nella matematica, dove una teo...

Una questione di fiducia

Durante un corso di aggiornamento dedicato alla discalculia, si affrontava il tema dell’insegnamento delle figure geometriche agli studenti con disturbi dell’apprendimento. In particolare, la discussione si concentrava su come introdurre il concetto di quadrato. Una collega, nel cercare una chiave immediata per spiegare questa figura, proponeva di associarla a un’immagine familiare e concreta: la forma di un toast. L’intento era chiaro: offrire un’ancora visiva e quotidiana per facilitare il riconoscimento del quadrato. Pur comprendendo il valore evocativo di questa proposta, sentivo però l’urgenza di offrire un altro punto di vista. A mio parere, per arrivare davvero alla comprensione profonda di una figura come il quadrato, è necessario costruire le conoscenze che la rendono significativa: il concetto di ortogonalità, la nozione di lati paralleli e congruenti, la consapevolezza delle relazioni tra gli elementi geometrici. Solo attraversando questi passaggi si può giungere...