C’è un aspetto secondario, in realtà decisivo, nel film "Il diritto di contare": il rapporto tra l’intelligenza umana e la macchina. Non è il tema più evidente della narrazione eppure attraversa tutta la storia come un filo silenzioso, carico di significato per il presente che stiamo vivendo. Le protagoniste del film sono matematiche di straordinaria abilità: per anni svolgono calcoli complessi a mano, con una precisione che oggi fatichiamo persino a immaginare. Sono state “calcolatrici umane” ma ridurle a questo ruolo sarebbe un errore profondo. Le protagoniste intuiscono che la macchina non è un avversario ma qualcosa da comprendere e padroneggiare. Il calcolo meccanico viene progressivamente delegato, mentre resta centrale la capacità di controllo, verifica e interpretazione dei risultati. Ed è qui che si coglie il nodo più interessante del film: la competenza non scompare con l’automazione ma cambia livello. Dorothy Vaughan intuisce prima di altri che i...
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila iniziavo a leggere sui giornali articoli che parlavano di difficoltà scolastiche e di bambini che faticavano. Non se ne parlava ancora con il linguaggio che utilizziamo oggi e non esisteva una cornice chiara come quella attuale ma il tema iniziava ad affacciarsi nel dibattito pubblico. In quel periodo ero particolarmente sensibile a queste letture. Avevo appena lasciato il mondo della ricerca e mi stavo avvicinando all’insegnamento con l’abilitazione per la scuola superiore. Stavo cambiando prospettiva professionale e ciò che leggevo iniziava a risuonare in modo diverso. Eppure rimaneva una convinzione silenziosa. Erano problemi che riguardavano altri. Altri figli altre famiglie altre storie. Questo atteggiamento rassicurante profondamente umano sono certa sia capitato anche a molti di voi, magari sotto forme diverse e con altre chiavi di lettura. Ma ad un certo punto le difficoltà compaiono con varie forme e ...