Quando un mio studente con difficoltà e fragilità non riesce a scomporre un’equazione di secondo grado perché, semplicemente, non è scomponibile si sente inadeguato. Non si ferma a considerare che quella difficoltà potrebbe appartenere alla soluzione del problema stesso e non a lui. La interpreta come un limite personale. Lo stesso accade quando affronta un problema di geometria a più passaggi. Arriva a un punto corretto del ragionamento, si accorge che manca un dato, per esempio una base necessaria per calcolare un’area, e si blocca. Invece di pensare che quel dato possa essere ricavato a partire da ciò che già conosce e quindi portare avanti nella risoluzione del problema, conclude di non essere in grado di proseguire. Cerca la formula "giusta" invece del percorso. In entrambi i casi il passaggio iniziale è corretto. Lo studente ha individuato un nodo reale: qualcosa manca, qualcosa non torna, qualcosa non è immediatamente disponibile. Proprio questo momento che...
Ho letto con interesse il framework proposto dal progetto Maths Horizons (https://www.mathshorizons.uk/problem-solving-and-reasoning) sul problem solving e sul ragionamento matematico. Si tratta di un lavoro che mira a chiarire quali caratteristiche rendano alcune attività matematiche particolarmente significative per lo sviluppo del pensiero degli studenti. Riporta l’attenzione su un punto fondamentale: la matematica non è soltanto applicazione di procedure ma richiede - la capacità di riconoscere strutture - lavorare in modo sistematico - spiegare il proprio ragionamento Proprio partendo da questo framework vorrei proporre alcune riflessioni che nascono dall’esperienza quotidiana del mio lavoro con gli studenti, sia con quelli che manifestano fragilità in matematica sia con quelli che presentano disturbi specifici dell’apprendimento. Queste situazioni rendono particolarmente visibili alcuni nodi fondamentali dell’apprendimento matematico che in realtà riguardano tutti gli...