Il fatto che molti bambini fatichino a leggere l’orologio analogico è assolutamente plausibile. Non si tratta di un segnale isolato ma rientra nello stesso tipo di difficoltà che oggi osserviamo in molte altre competenze di base come l’uso della linea dei numeri, il calcolo mentale, la stima delle quantità e l’orientamento nelle unità di misura. Tutte queste competenze hanno una caratteristica comune: sono competenze di rappresentazione. Richiedono cioè di collegare un simbolo a una struttura mentale stabile. Non basta riconoscere un segno o applicare una procedura; è necessario comprendere la struttura che quel simbolo rappresenta. L’orologio analogico è uno strumento cognitivamente sfidante. Per leggerlo il bambino deve coordinare diversi elementi: la comprensione delle frazioni (il mezzo o il quarto); la ciclicità del tempo; il rapporto tra due grandezze diverse (minuti e ore); una rappresentazione spaziale che permetta di interpretare la posizione delle lancette. È una ...
C’è un aspetto secondario, in realtà decisivo, nel film "Il diritto di contare": il rapporto tra l’intelligenza umana e la macchina. Non è il tema più evidente della narrazione eppure attraversa tutta la storia come un filo silenzioso, carico di significato per il presente che stiamo vivendo. Le protagoniste del film sono matematiche di straordinaria abilità: per anni svolgono calcoli complessi a mano, con una precisione che oggi fatichiamo persino a immaginare. Sono state “calcolatrici umane” ma ridurle a questo ruolo sarebbe un errore profondo. Le protagoniste intuiscono che la macchina non è un avversario ma qualcosa da comprendere e padroneggiare. Il calcolo meccanico viene progressivamente delegato, mentre resta centrale la capacità di controllo, verifica e interpretazione dei risultati. Ed è qui che si coglie il nodo più interessante del film: la competenza non scompare con l’automazione ma cambia livello. Dorothy Vaughan intuisce prima di altri che i...