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Di chi è il cappello?



In questo mondo frenetico, ad alto tasso di tecnologia, costretto in un labirinto di burocrazia, autorizzazioni, contratti... può capitare di desiderare tempi più lenti, semplicità, il valore della parola data, di una stretta di mano.

Ci scopriamo a rimpiangere “i vecchi tempi”, anche quelli che non abbiamo vissuto ma che affascinano per il profumo di coerenza e rigore.

Nel sentire comune percepiamo la nostalgia delle buone maniere, della gioia nelle piccole cose.

Immaginiamo la leggerezza di andare a scuola con un solo libro sotto il braccio e un quaderno su cui svolgere i compiti. Nessun pagellino di metà quadrimestre, nessun diploma di lingua straniera, nessun livello da certificare per la matematica. Una vita semplice.

Troppo semplice per essere vera.

In un passato, nemmeno troppo lontano, uno scolaro poteva essere costretto ad indossare le orecchie d’asino se non sapeva far di conto o se non leggeva correttamente un testo.

Ora non è più pensabile un accanimento di questo genere. Sono stati fatti passi da gigante. Sono stati evidenziati i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Siamo arrivati a capire che molti studenti non riescono a vedere i frutti del proprio lavoro e dei propri sforzi a causa della dislessia o della discalculia. Abbiamo diagnosi, certificazioni, referti per difendere ragazzi che necessitano di strutture di apprendimento e strategie personalizzate.

Ma c’è ancora molto lavoro da fare, dobbiamo impegnarci di più, perché ancora troppe persone attribuiscono le mancanze scolastiche alla pigrizia, alla mancanza di studio, alla cattiva volontà.

Il futuro sarà imperfetto, lo so, come lo era il passato e come lo è il presente.

Questo però non ci autorizza a fermarci e a non tentare di migliorare la vita di quei ragazzi che hanno molto per cui essere apprezzati, anche a scuola!

Con gentilezza aiutiamo le persone che non riconoscono l’esistenza di questi disturbi a sfilare il cappello. 


 

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