Passa ai contenuti principali

Di chi è il cappello?



In questo mondo frenetico, ad alto tasso di tecnologia, costretto in un labirinto di burocrazia, autorizzazioni, contratti... può capitare di desiderare tempi più lenti, semplicità, il valore della parola data, di una stretta di mano.

Ci scopriamo a rimpiangere “i vecchi tempi”, anche quelli che non abbiamo vissuto ma che affascinano per il profumo di coerenza e rigore.

Nel sentire comune percepiamo la nostalgia delle buone maniere, della gioia nelle piccole cose.

Immaginiamo la leggerezza di andare a scuola con un solo libro sotto il braccio e un quaderno su cui svolgere i compiti. Nessun pagellino di metà quadrimestre, nessun diploma di lingua straniera, nessun livello da certificare per la matematica. Una vita semplice.

Troppo semplice per essere vera.

In un passato, nemmeno troppo lontano, uno scolaro poteva essere costretto ad indossare le orecchie d’asino se non sapeva far di conto o se non leggeva correttamente un testo.

Ora non è più pensabile un accanimento di questo genere. Sono stati fatti passi da gigante. Sono stati evidenziati i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Siamo arrivati a capire che molti studenti non riescono a vedere i frutti del proprio lavoro e dei propri sforzi a causa della dislessia o della discalculia. Abbiamo diagnosi, certificazioni, referti per difendere ragazzi che necessitano di strutture di apprendimento e strategie personalizzate.

Ma c’è ancora molto lavoro da fare, dobbiamo impegnarci di più, perché ancora troppe persone attribuiscono le mancanze scolastiche alla pigrizia, alla mancanza di studio, alla cattiva volontà.

Il futuro sarà imperfetto, lo so, come lo era il passato e come lo è il presente.

Questo però non ci autorizza a fermarci e a non tentare di migliorare la vita di quei ragazzi che hanno molto per cui essere apprezzati, anche a scuola!

Con gentilezza aiutiamo le persone che non riconoscono l’esistenza di questi disturbi a sfilare il cappello. 


 

Commenti

Post popolari in questo blog

il mondo è fatto a scale....

Qualche sera fa ho assistito a un concerto Candlelight. L’atmosfera era perfetta: luci soffuse, candele a centinaia, silenzio attento da parte del pubblico. Sembrava l’occasione ideale per lasciarsi trasportare dalla musica.  Purtroppo però, nel momento stesso in cui è iniziata la performance, molte cose non sono andate come speravo. Ho sentito un arrangiamento musicale dissonante, privo di armonia, senza struttura: i due violini e la viola portavano avanti le stesse note e il violoncello pareva non voler cedere spazio ai tre strumenti antagonisti. Nessuna coerenza tra gli strumenti o cura nei passaggi. Nessuna alternanza di voci. Anche il tecnico del suono non ha svolto adeguatamente il suo compito, si è limitato ad accendere e spegnere il microfono, senza regolare i volumi. Alcune voci erano soffocate, altre gracchiavano dalle casse, posizionate peraltro troppo vicino agli spettatori. Il risultato è stato un’esperienza stonata, sbilanciata, fastidiosa, nonostante le b...

matematica in Ticino, matematica in Italia

Sono una specialista nell’intervento in matematica e opero in Ticino, dove seguo studenti di diverse età e con profili di apprendimento molto differenti.  Il Ticino, come parte della Svizzera, si posiziona storicamente bene nelle indagini internazionali PISA: nell’ultima rilevazione (2022), la Svizzera ha registrato una media di 508 punti in matematica, ben sopra la media OCSE (472), e oltre l’80% degli studenti ha raggiunto almeno il Livello 2, considerato lo standard di competenza di base. Questi risultati incoraggianti tuttavia non cancellano ciò che vedo ogni giorno nel mio lavoro. La matematica non è priva di criticità: la richiesta del mio intervento si fa sempre più pressante, perché evidenti lacune, presenti sin dai primi anni di scuola, rendono poi difficile il recupero. I ragazzi in difficoltà devono quindi intraprendere percorsi paralleli, dove la matematica è semplificata.  Questi casi mi spingono a pensare che, anche in un sistema con buoni risultati, ...

Questione di numeri

Per riuscire in matematica è necessario “avere i numeri”: vero ma solo in parte. Allora quali competenze cognitive permettono davvero ai bambini di sviluppare una buona padronanza del pensiero matematico? Negli ultimi anni, il mondo della ricerca ha portato alla luce una realtà più sfumata e interessante: la competenza matematica non dipende solo da quanto è “affinato” il nostro senso del numero (Approximate Number System – ANS), ma soprattutto da come sappiamo gestire l’interferenza, inibire strategie impulsive e scegliere consapevolmente tra alternative cognitive. Nel mio approccio all’apprendimento della matematica da tempo insisto sull'importanza delle funzioni esecutive, e in particolare dell'inibizione cognitiva, come strumento di accesso alla competenza matematica. Il mio metodo si fonda sull’idea che non possiamo aiutare gli studenti in difficoltà semplicemente "ripassando o testando i contenuti", ma dobbiamo allenare i processi che permettono loro...