Passa ai contenuti principali

Mal di Tabelline? No grazie!! (episodio 3)


Ho una bimba che deve fare gare di tabelline. 

Non vince mai. 

Il suo silenzio non era visto bene. È stato frainteso. La lentezza nel recuperare i fatti numerici non è stata capita e ha bloccato l'apprendimento. 

Le hanno detto almeno di provarci e lei spara numeri a caso senza pensare, soltanto per dimostrare che si impegna.

Poi è venuta da me.

Abbiamo lavorato con vari strumenti per imparare 2×3 e 2×4.

Dopo un paio di settimane abbiamo potuto aggiungere 2×8 e 3×4.

Poi altre due e poi ancora un paio.

Nel frattempo abbiamo imparato a conoscerci ma soprattutto lei ha imparato che può imparare per poi dimenticare ma per poter imparare nuovamente. 

Nel frattempo ha imparato a gestire la tavola pitagorica,  con velocità e precisione. 

Nel frattempo abbiamo preso gusto a registrare brevi video per mostrare ai genitori i progressi. 

Nel frattempo quando lei recita la parte della studentessa che sa le tabelline ripete perfettamente quelle tabelline…le stesse che non riusciva ad impare.

Le dimenticherà ma le imparerà ancora una volta e ricorderà che può imparare…non deve fare gare ma può capire come gestire un argomento ostile.

Commenti

Post popolari in questo blog

il mondo è fatto a scale....

Qualche sera fa ho assistito a un concerto Candlelight. L’atmosfera era perfetta: luci soffuse, candele a centinaia, silenzio attento da parte del pubblico. Sembrava l’occasione ideale per lasciarsi trasportare dalla musica.  Purtroppo però, nel momento stesso in cui è iniziata la performance, molte cose non sono andate come speravo. Ho sentito un arrangiamento musicale dissonante, privo di armonia, senza struttura: i due violini e la viola portavano avanti le stesse note e il violoncello pareva non voler cedere spazio ai tre strumenti antagonisti. Nessuna coerenza tra gli strumenti o cura nei passaggi. Nessuna alternanza di voci. Anche il tecnico del suono non ha svolto adeguatamente il suo compito, si è limitato ad accendere e spegnere il microfono, senza regolare i volumi. Alcune voci erano soffocate, altre gracchiavano dalle casse, posizionate peraltro troppo vicino agli spettatori. Il risultato è stato un’esperienza stonata, sbilanciata, fastidiosa, nonostante le b...

pensiero collinare

Negli ultimi anni, diversi filosofi e pedagogisti hanno parlato di pensiero collinare: un modo di guardare il sapere da un punto intermedio, tra la pianura e la montagna. Non è un pensiero che si isola ma nemmeno che si appiattisce: cerca una prospettiva equilibrata da cui si possa vedere lontano senza perdere il contatto con la realtà. Nella matematica e nella sua didattica questa immagine diventa particolarmente efficace. Esistono infatti due vette che si guardano da lontano: da una parte la vetta della comprensione matematica, quella dei teoremi, dell’astrazione, della bellezza delle strutture logiche; dall’altra la vetta dell’apprendimento, quella della coscienza neuropsicologica, delle funzioni esecutive, della memoria di lavoro, dell’attenzione e della flessibilità cognitiva. Tra queste due altezze si estende una valle, quella della pratica quotidiana, dove si insegnano e si imparano le basi. È lì che spesso ci si perde: chi sta su una vetta non vede l’altra, e chi re...

Elicottero e Formule

In Matematica di Traverso, edita da Training Cognitivo,  https://www.trainingcognitivo.com/product/corso-asincrono-matematica-di-traverso/ parlo dell’Elicottero: uno strumento che funziona per tutti (o quasi) i bambini, perché rappresenta un metodo strutturato e allo stesso tempo un punto di forza per la fantasia. È questo equilibrio, tra rigore e immaginazione, che permette di affrontare la matematica rispettando le diverse modalità di pensiero e di apprendimento. Ma se un simbolo come l’Elicottero può parlare a tutti, non tutte le Formule possono farlo. Le Formule, nella didattica, non sono tutte uguali: alcune per esempio si appoggiano a competenze spaziali che non tutti possiedono.  Per questo propongo sempre più alternative per arrivare allo stesso calcolo: perché ogni bambino ha un modo diverso di “vedere” la matematica. Mi è tornato in mente questo principio ripensando alla valutazione di un bambino che ho seguito nel passato, arenato tra i problemi di geome...