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Questione di numeri


Per riuscire in matematica è necessario “avere i numeri”: vero ma solo in parte.

Allora quali competenze cognitive permettono davvero ai bambini di sviluppare una buona padronanza del pensiero matematico?

Negli ultimi anni, il mondo della ricerca ha portato alla luce una realtà più sfumata e interessante: la competenza matematica non dipende solo da quanto è “affinato” il nostro senso del numero (Approximate Number System – ANS), ma soprattutto da come sappiamo gestire l’interferenza, inibire strategie impulsive e scegliere consapevolmente tra alternative cognitive.

Nel mio approccio all’apprendimento della matematica da tempo insisto sull'importanza delle funzioni esecutive, e in particolare dell'inibizione cognitiva, come strumento di accesso alla competenza matematica.

Il mio metodo si fonda sull’idea che non possiamo aiutare gli studenti in difficoltà semplicemente "ripassando o testando i contenuti", ma dobbiamo allenare i processi che permettono loro di selezionare, mantenere, e manipolare le informazioni rilevanti durante un compito matematico. Tra questi, l'inibizione è cruciale (per esempio non cadere in trappole visive “vedo più pallini grandi → penso siano di più”).

Non basta allenare il senso del numero: dobbiamo educare alla consapevolezza cognitiva, costruire spazi di riflessione metacognitiva nei percorsi didattici e affiancare all’apprendimento dei contenuti l’allenamento delle funzioni esecutive.

Questa non è una scorciatoia: è una strada solida. È la sola che permetta agli studenti di diventare padroni del proprio modo di ragionare.

Chi ha una buona inibizione cognitiva, riesce meglio in matematica. Non necessariamente chi ha una visione più precisa della numerosità.

Viceversa, molti studenti in difficoltà matematica non hanno un problema con i numeri, ma con il modo in cui la loro mente li affronta.

Lavorare sulla matematica vuol dire lavorare su come si pensa, su come si regola il proprio processo cognitivo, su come si gestiscono gli automatismi e si accede al pensiero strategico.

Ritengo necessario prestare la dovuta attenzione ancora su quest'ultimo punto: "...come si gestiscono gli automatismi" che si devono già possedere "e si accede al pensiero strategico" basato a sua volta su conoscenze già acquisite.

Infatti l’inibizione cognitiva non si esercita nel vuoto, richiede basi solide su cui agire.

Non bisogna dimenticare che la matematica non resta mai un gioco di pochi elementi intuitivi: le richieste crescono, si fanno complesse e pressanti, e solo chi ha costruito strumenti cognitivi e possiede contenuti può davvero regolare il proprio pensiero e affrontare il ragionamento strategico.

Senza conoscenze matematiche acquisite e senza un allenamento costante nelle procedure di calcolo non c’è terreno su cui esercitare la capacità di selezionare, bloccare o sostituire strategie inadeguate.


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