Questa è una prima riflessione nata a seguito di un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore ( https://www.ilsole24ore.com/art/non-basta-crederci-perche-competenze-tecniche-superano-motivazione-e-attitudine-AI7WNjy?refresh_ce ), che mette al centro del dibattito le competenze, la motivazione e l’attitudine come possibili chiavi del successo professionale.
Negli ultimi anni il dibattito su competenze, motivazione e attitudine è diventato centrale quando si parla di successo professionale e di percorsi di crescita. Sono termini ricorrenti, utilizzati con enfasi e spesso dati per scontati ma proprio per questo rischiano di perdere precisione e di essere confusi tra loro.
La competenza, in particolare, viene talvolta descritta come una capacità immediata, quasi spontanea: saper fare, sapersi adattare, cavarsela nelle situazioni. In questa lettura implicita la competenza sembra potersi costruire anche prescindendo da una conoscenza solida dell’argomento. In realtà ogni competenza autentica poggia su una base di conoscenze strutturate. Non esiste un vero “saper fare” che non sia sostenuto da un “sapere”. La competenza è l’esito maturo della conoscenza e non la sua alternativa.
Quando questa base manca o è fragile, anche la competenza diventa instabile e difficilmente trasferibile. Si può ottenere un risultato episodico, magari per tentativi, ma non si costruisce una capacità spendibile nel tempo e in contesti diversi. La differenza non sta nell’esperienza in sé ma nella possibilità di interpretarla e riorganizzarla attraverso ciò che si conosce.
Un discorso analogo riguarda la motivazione spesso evocata come se fosse una risorsa autonoma. La motivazione non nasce nel vuoto: si alimenta quando una persona comprende ciò che sta facendo, riconosce un senso nel percorso e dispone di strumenti adeguati per affrontarlo. Senza una base di conoscenza sufficiente la motivazione tende rapidamente a trasformarsi in frustrazione.
Anche l’attitudine viene talvolta semplificata, come se fosse un talento naturale e autosufficiente. In realtà l’attitudine emerge e si consolida solo quando incontra un ambiente formativo coerente e un percorso strutturato. Senza questo incontro resta un potenziale inespresso o viene letta a posteriori come dote innata, oscurando il ruolo decisivo della formazione.
La conoscenza non è un residuo del passato né un accumulo sterile di nozioni: è la materia prima che consente di seguire un filo logico, di orientarsi nelle decisioni e di comprendere il perché delle azioni. Recuperare questo legame non significa tornare a una didattica nozionistica ma riconoscere che non ci si improvvisa competenti e che ogni competenza reale nasce da un percorso di studio impegnativo.
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