Ho avuto una maestra preparata, autorevole, capace di insegnare davvero. Eppure il ricordo più nitido che ho di lei risale al giorno della consegna della pagella di quinta elementare. Ho ricevuto "Ottimo" ma con un commento infelice. La mia maestra, la persona che mi aveva guidato per 5 anni mi disse: “Te l’ho un po' regalato”.
Avrei preferito mille volte un "Distinto" accompagnato da un sorriso soddisfatto e complice. Un voto guadagnato, che riconoscesse la mia fatica e i miei progressi. Invece quel successo che non mi apparteneva del tutto mi è rimasto addosso per molto tempo.
Da allora ho capito una cosa fondamentale: un voto "generoso" non motiva, disorienta.
Quando uno studente lavora con buona volontà non ha bisogno di scorciatoie o di premi regalati. Ha bisogno di essere visto. Se il voto arriva con un messaggio chiaro “So dove sei e so dove puoi arrivare” allora sì che diventa una spinta.
Io sono una tutor e non posso dare voti. Il mio scopo è dare un senso ai voti che arrivano da scuola. Non assegno etichette, costruisco percorsi. Aiuto gli studenti a sentire che ogni passo è un passo reale, guadagnato centimetro dopo centimetro. Progettato, mai improvvisato.
Quando da genitori siamo al fianco dei nostri figli dobbiamo sperare in un voto equo in modo che possa funzionare da bussola e non in un'etichetta appiccicata malamente.
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