Oggi si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione ed è un’occasione utile per ricordare una cosa semplice ma spesso trascurata: il successo può avere molte forme.
Esistono percorsi convenzionali, strutturati, lunghi, che puntano alla laurea e a una formazione solida costruita nel tempo. È una strada in cui continuo a credere profondamente e verso la quale ho orientato anche i miei figli perché ritengo che un’università efficiente e un percorso formativo rigoroso, “vecchia maniera”, restino un pilastro fondamentale per la crescita personale e professionale.
Allo stesso tempo esistono ragazzi che hanno un desiderio forte e autentico di mettersi al lavoro presto, che possiedono inclinazioni pratiche, creative o imprenditoriali molto marcate e che possono trovare realizzazione e successo anche al di fuori dell’ambito scolastico tradizionale. Per questi ragazzi forzare un unico modello, quello della laurea come traguardo obbligato, rischia di essere inutile se non controproducente.
Il punto non è stabilire quale percorso sia migliore in assoluto ma riconoscere che ogni percorso richiede dignità. Non è il titolo di studio da solo a garantire valore a una vita, così come non è l’uscita anticipata dalla scuola a toglierlo. La dignità nasce dal modo in cui si percorre una strada: dall’impegno, dalla serietà, dalla capacità di assumersi responsabilità, dalla cura con cui si costruisce qualcosa nel tempo.
Proprio per questo la scuola dell’obbligo ha un compito centrale e irrinunciabile: offrire a tutti una base solida culturale, scientifica e umana che permetta ai ragazzi di scegliere consapevolmente. Una base che sostenga tanto chi proseguirà negli studi quanto chi intraprenderà cammini diversi senza che nessuno venga compresso o limitato per non rientrare in un modello unico.
In questo quadro è importante fare attenzione a non ridurre la scuola a un semplice addestramento alle cosiddette competenze. Le competenze sono fondamentali ma non possono sostituire una cultura di base fatta anche di conoscenze. Il bagaglio di saperi, di riferimenti, di contenuti sedimentati nel tempo non è un residuo del passato: è ciò che permette di leggere meglio il mondo, di interpretare le proprie esperienze, di dare profondità e senso a ciò che si vive e a ciò che si fa. Senza conoscenza anche l’esperienza rischia di restare superficiale.
Forse la Giornata dell’Educazione dovrebbe servire soprattutto a questo: a ribadire che educare non significa indirizzare tutti nella stessa direzione ma dare strumenti per orientarsi tra conoscenze, esperienze e modi di pensare aiutando i ragazzi a comprendere come funzionano i propri processi mentali e a scegliere il percorso più adatto a sé, nel rispetto delle differenze e della dignità di ogni cammino costruito con serietà e visione.
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