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Sentimento e Logica

Una critica alle affermazioni di Umberto Galimberti dal punto di vista de l’Algoritmo


Galimberti: "La scuola sviluppa solo un tipo di intelligenza, quella logico-matematica. Ma ne esistono molte altre" - Orizzonte Scuola Notizie https://share.google/zgBAjPFmfXTFzEwOb


Queste affermazioni sulla scuola e sulle diverse tipologie di intelligenza sollevano questioni rilevanti ma presentano una semplificazione che merita una riflessione critica. L’idea che la scuola sviluppi prevalentemente un’intelligenza logico-matematica “maschile” trascurando forme più intuitive ed emotive attribuite al mondo femminile rischia di spostare l’attenzione dal vero problema.

Il pensiero logico-matematico è una funzione cognitiva che si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza, il linguaggio e una mediazione didattica adeguata. Ho già affrontato questo tema in un mio articolo recente. Molte bambine, ma anche molti bambini, mostrano modalità di accesso alla conoscenza che richiedono più tempo di elaborazione e integrazione. Quando questo tempo non viene riconosciuto ciò che emerge non è un limite logico ma una reazione emotiva di ritiro che nel tempo viene letta come disinteresse o incapacità per la matematica. Parlare di intelligenza logico-matematica “maschile” significa così confondere un effetto didattico con una differenza biologica.

Un ulteriore elemento critico è la contrapposizione implicita tra pensiero logico-matematico e intelligenza emotiva o intuitiva, che finisce per impoverire entrambe. La matematica autentica nasce da intuizioni profonde, spesso visive e spaziali, richiede immaginazione, flessibilità cognitiva e ancheun coinvolgimento emotivo reale. Non è la matematica a essere disumanizzante ma il modo in cui viene ridotta a procedura veloce, fatta di formule e scorciatoie.

Il problema della scuola non è sviluppare troppo il pensiero logico-matematico ma di proporlo in una forma impoverita che diventa selettiva. Così non può essere uno strumento di costruzione del pensiero perché penalizza chi avrebbe bisogno di percorsi di accesso differenti. Non parliamo quindi di aspettative ridotte! Attribuire alla donna l’intuizione e il sentimento e all’uomo la razionalità, anche quando sembra una rivalutazione del femminile, rischia di produrre un nuovo stereotipo, nuovamente limitante.

È in questo spazio che si inserisce il lavoro del SEM – specialista in Strategie Esecutive in Matematica. Il compito del SEM non è stabilire quale intelligenza sia più adatta alla matematica ma osservare come uno studente affronta un compito e quali funzioni esecutive attivi o risultino fragili.

Dal mio punto di vista la matematica non è maschile né femminile. È un terreno cognitivo complesso che richiede mediazioni consapevoli, rispetto dei tempi e strumenti adeguati. Il lavoro del SEM restituisce alla matematica il suo ruolo originario: non un filtro che divide, ma un linguaggio accessibile a tutti, a condizione che la scuola smetta di confondere la rapidità con l’intelligenza e riconosca il valore della ricerca e della tenacia, non solo del risultato immediato.

E non è forse proprio da questo errore che nasce anche la scarsa attenzione per la ricerca accademica, indispensabile al progresso della scienza?


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