Passa ai contenuti principali

soluzione: impossibile


Quando un mio studente con difficoltà e fragilità non riesce a scomporre un’equazione di secondo grado perché, semplicemente, non è scomponibile si sente inadeguato. Non si ferma a considerare che quella difficoltà potrebbe appartenere alla soluzione del problema stesso e non a lui. La interpreta come un limite personale.
Lo stesso accade quando affronta un problema di geometria a più passaggi. Arriva a un punto corretto del ragionamento, si accorge che manca un dato, per esempio una base necessaria per calcolare un’area, e si blocca. Invece di pensare che quel dato possa essere ricavato a partire da ciò che già conosce e quindi portare avanti nella risoluzione del problema, conclude di non essere in grado di proseguire. Cerca la formula "giusta" invece del percorso.
In entrambi i casi il passaggio iniziale è corretto. Lo studente ha individuato un nodo reale: qualcosa manca, qualcosa non torna, qualcosa non è immediatamente disponibile.
Proprio questo momento che dovrebbe aprire al ragionamento viene vissuto come una chiusura.
Il senso di inadeguatezza nasce qui. Non dall’errore.
Nasce dall’abitudine a non sapere e dal tentativo di compensare questa incertezza attraverso un uso automatico delle formule senza una reale comprensione del processo.
Lavorare sulla matematica significa trasformare un “non ho” in un “devo trovare”.

Commenti

Post popolari in questo blog

pensiero collinare

Negli ultimi anni, diversi filosofi e pedagogisti hanno parlato di pensiero collinare: un modo di guardare il sapere da un punto intermedio, tra la pianura e la montagna. Non è un pensiero che si isola ma nemmeno che si appiattisce: cerca una prospettiva equilibrata da cui si possa vedere lontano senza perdere il contatto con la realtà. Nella matematica e nella sua didattica questa immagine diventa particolarmente efficace. Esistono infatti due vette che si guardano da lontano: da una parte la vetta della comprensione matematica, quella dei teoremi, dell’astrazione, della bellezza delle strutture logiche; dall’altra la vetta dell’apprendimento, quella della coscienza neuropsicologica, delle funzioni esecutive, della memoria di lavoro, dell’attenzione e della flessibilità cognitiva. Tra queste due altezze si estende una valle, quella della pratica quotidiana, dove si insegnano e si imparano le basi. È lì che spesso ci si perde: chi sta su una vetta non vede l’altra, e chi re...

il mondo è fatto a scale....

Qualche sera fa ho assistito a un concerto Candlelight. L’atmosfera era perfetta: luci soffuse, candele a centinaia, silenzio attento da parte del pubblico. Sembrava l’occasione ideale per lasciarsi trasportare dalla musica.  Purtroppo però, nel momento stesso in cui è iniziata la performance, molte cose non sono andate come speravo. Ho sentito un arrangiamento musicale dissonante, privo di armonia, senza struttura: i due violini e la viola portavano avanti le stesse note e il violoncello pareva non voler cedere spazio ai tre strumenti antagonisti. Nessuna coerenza tra gli strumenti o cura nei passaggi. Nessuna alternanza di voci. Anche il tecnico del suono non ha svolto adeguatamente il suo compito, si è limitato ad accendere e spegnere il microfono, senza regolare i volumi. Alcune voci erano soffocate, altre gracchiavano dalle casse, posizionate peraltro troppo vicino agli spettatori. Il risultato è stato un’esperienza stonata, sbilanciata, fastidiosa, nonostante le b...

capita...agli altri

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila iniziavo a leggere sui giornali articoli che parlavano di difficoltà scolastiche e di bambini che faticavano. Non se ne parlava ancora con il linguaggio che utilizziamo oggi e non esisteva una cornice chiara come quella attuale ma il tema iniziava ad affacciarsi nel dibattito pubblico. In quel periodo ero particolarmente sensibile a queste letture. Avevo appena lasciato il mondo della ricerca e mi stavo avvicinando all’insegnamento con l’abilitazione per la scuola superiore. Stavo cambiando prospettiva professionale e ciò che leggevo iniziava a risuonare in modo diverso. Eppure rimaneva una convinzione silenziosa.  Erano problemi che riguardavano altri.  Altri figli altre famiglie altre storie. Questo atteggiamento rassicurante profondamente umano sono certa sia capitato anche a molti di voi, magari sotto forme diverse e con altre chiavi di lettura. Ma ad un certo punto le difficoltà compaiono con varie forme e ...