Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila iniziavo a leggere sui giornali articoli che parlavano di difficoltà scolastiche e di bambini che faticavano. Non se ne parlava ancora con il linguaggio che utilizziamo oggi e non esisteva una cornice chiara come quella attuale ma il tema iniziava ad affacciarsi nel dibattito pubblico. In quel periodo ero particolarmente sensibile a queste letture. Avevo appena lasciato il mondo della ricerca e mi stavo avvicinando all’insegnamento con l’abilitazione per la scuola superiore. Stavo cambiando prospettiva professionale e ciò che leggevo iniziava a risuonare in modo diverso. Eppure rimaneva una convinzione silenziosa. Erano problemi che riguardavano altri. Altri figli altre famiglie altre storie. Questo atteggiamento rassicurante profondamente umano sono certa sia capitato anche a molti di voi, magari sotto forme diverse e con altre chiavi di lettura. Ma ad un certo punto le difficoltà compaiono con varie forme e ...
Questa è una prima riflessione nata a seguito di un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore ( https://www.ilsole24ore.com/art/non-basta-crederci-perche-competenze-tecniche-superano-motivazione-e-attitudine-AI7WNjy?refresh_ce ), che mette al centro del dibattito le competenze, la motivazione e l’attitudine come possibili chiavi del successo professionale. Negli ultimi anni il dibattito su competenze, motivazione e attitudine è diventato centrale quando si parla di successo professionale e di percorsi di crescita. Sono termini ricorrenti, utilizzati con enfasi e spesso dati per scontati ma proprio per questo rischiano di perdere precisione e di essere confusi tra loro. La competenza, in particolare, viene talvolta descritta come una capacità immediata, quasi spontanea: saper fare, sapersi adattare, cavarsela nelle situazioni. In questa lettura implicita la competenza sembra potersi costruire anche prescindendo da una conoscenza solida dell’argomento. In realtà ogni compete...